CASI, ARTICOLI, RIFLESSIONI..

IL LUTTO

Il lutto è un evento difficile di fronte al quale ci dobbiamo sempre porre molte domande e, come sempre, ma più di sempre, camminare in punta di piedi…

Intanto vanno indagati i rapporti precedenti con la persona scomparsa. Se ci sono stati dei conflitti e degli “irrisolti” è molto probabile che, oltre al dolore della perdita, nascano sensi di colpa, difficili da gestire proprio perchè i sentimenti negativi non possono più essere affrontati direttamente con la persona.

Bisogna aiutare la persona a scoprire le proprie risorse per affrontare il lutto

seguire le fasi del lutto

parlare dei propri lutti

Non si tratta di una ricerca morbosa della sofferenza, ma di prendere coscienza delle perdite subite nella propria vita.

E’ importante distinguere tra le perdite di ordine prevedibile come le perdite dovute ai grandi passaggi della vita (la nascita, la perdita del seno materno…) e le perdite accidentali o imprevedibili (gli incidenti, la perdita di un lavoro..).

Ci si può preparare alle perdite prevedibili, mentre per le altre, quelle imprevedibili, l’elaborazione del lutto è più difficile.

Bisogna constatare che i propri lutti non sono conclusi, fare l’inventario delle proprie risorse (personali, emotive, sociali), fare l’inventario delle proprie perdite e seguire un procedimento efficace per elaborare il proprio lutto (raccontare più volte la storia della vostra perdita a una persona che vi ascolti con empatia, durante la narrazione della storia autorizzatevi a esprimere emozioni come ansia, impotenza, tristezza…, compiere azioni concrete come sistemare le foto, regalare i vestiti della persona deceduta, mantenere le promesse fatte al morto., che senso avete dato a questa perdita? in che modo questa perdita vi ha permesso di raggiungere una maggiore conoscenza di voi stessi?, perdonatevi scambievolmente per ridurre i sensi di colpa e di collera. , accogliete l’eredità spirituale della persona deceduta.

Con il tempo e con l’amore si può elaborare la propria perdita..

 

EMOZIONI

MODELLO TEORICO (STORICO)
Per emozione si intende una reazione avente valore adattivo determinata da esperienze piacevoli o spiacevoli, interne o esterne, che ha conseguenze a livello fisiologico, a livello comportamentale, a livello cognitivo e affettivo. Freud le assegna un ruolo fondamentale nella struttura della personalità. Oltre a considerarla una chiave di accesso all’inconscio. Il comportamentismo non si occupa dell’elemento soggettivo dell’emozione, ma piuttosto delle “azioni” delle emozioni. La fisiologia si interessa del loro substrato fisiologico a livello del Sistema Nervoso e dell’interazione neuro-ormonale. Solo con Darwin l’emozione diventa oggetto di studio scientifico. Darwin considerò l’emozione un elemento di adattamento per la sopravvivenza della specie. Questo rapido excursus mostra come di fronte all’assenza di una teoria sistematica e completa sull’emozioni, le varie teorie si siano via via occupate di aspetti specifici del fenomeno. Diversi sono stati gli orientamenti teorici sul nostro oggetto di studio.

TEORIA DI RIFERIMENTO  APPROFONDITA

Tra le varie teorie che si sono occupate delle emozioni, la teoria del processo antagonista di Solomon e Corbit sostiene che quando si avverte una forte emozione ha luogo un processo antagonista, che genera un tipo di emozione opposta. Questa teoria prevede alcuni assunti circa gli stati emotivi che possono così essere sintetizzati:

  • Ogni qualvolta uno stimolo provoca una risposta emotiva provoca anche una risposta emotiva opposta rispetto a quella iniziale:
  • La risposta antagonista si attiva più lentamente rispetto a quella iniziale e più lentamente decade;
  • A seguito di esperienze ripetute la risposta iniziale e il processo antagonista cambiano aspetto;
  • A seguito di esperienze ripetute lo stato antagonista diventa più forte ma non la risposta iniziale.

Secondo Solomon e Corbit i processi antagonisti assumono un alto valore adattivo poiché consentono all’organismo di ridurre l’intensità delle risposte emotive, intensità che potrebbe diventare assai debilitante per l’individuo.

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA

Questa teoria è compatibile con altre teorie sulle emozioni perché non cerca di spiegarne l’origine, ma il succedersi delle stesse.

Ogni volta che uno stimolo provoca una risposta emotiva provoca anche una risposta che è opposta alla prima.

Il processo antagonista (la risposta opposta) si attiva più lentamente e più lentamente decade.

Gli autori spiegano la riduzione della prima emozione con l’attivazione del processo antagonista che, man mano attivandosi, toglie attivazione alla prima emozione, riducendola. Spiegano così il motivo dei comportamenti potenzialmente pericolosi o autodistruttivi. Secondo gli autori i processi antagonisti hanno un alto valore adattivo, poiché consentono all’organismo di ridurre l’intensità delle risposte emotive, intensità che potrebbe diventare debilitante per l’organismo.

ESPERIMENTI

Viene considerata l’esperienza della tossicodipendenza e spiegata tramite il processo antagonista che ha un effetto inibitore su quello originario es. dipendenza dagli oppiacei: una volta iniettato →l’oppiaceo→produce sensazione piacevole che attiva→un processo antagonista (irritabilità)→tale processo antagonista distoglie dalla euforia iniziale (stato A)→quando svaniscono gli effetti positivi della droga →diventano predominanti quelli di infelicità e irritabilità (stato B)→a questo punto per dissipare queste sensazioni il tossicodipendente vuole un’altra dose→somministrazioni continue offuscano stato A in favore di stato B.

STRUMENTI

Gli strumenti maggiormente utilizzati per lo studio delle emozioni sono il metodo sperimentale e quello della osservazione. Anche il colloquio può essere utilizzato utilmente. Nel colloquio, anche per esplorare il livello emozionale è molto importante l’empatia. Il colloquio ben condotto e l’empatia sono utili strumenti che possono aiutare a far Il tornare alla superficie le emozioni negate ed a far loro riacquistare una valenza adattativa. Un ulteriore strumento utilizzato per lo studio delle emozioni è rappresentato dai metodi per la codifica delle espressioni facciali.

AMBITI APPLICATIVI

Uno dei risvolti applicativi più evidenti delle emozioni risiede nel loro legame con le modificazioni nel corpo: è il campo della medicina psicosomatica, che considera le esperienze emotive come determinanti di alcune malattie organiche. Il trattamento di tali patologie prevede l’integrazione tra la terapia medica ed un intervento psicologico e/o psicoterapico mirato ad aiutare il soggetto a prendere coscienza delle emozioni alla base del disturbo, al fine di elaborarle funzionalmente.

Inoltre, nella psicopatologia le emozioni hanno spesso un ruolo chiave; esistono forme di schizofrenia, ad es., in cui l’individuo mostra riduzione o completa assenza di emotività.

APPRENDIMENTO
DEFINIZIONE
Processo, insieme dei processi che provocando la modificazione dei vecchi modelli di comportamento o l’acquisizione di nuovi, consente all’individuo di far propria una migliore conoscenza ed un migliore adattamento all’ambiente.
L’apprendimento è conseguente all’esperienza od all’osservazione, non è un processo direttamente osservabile ma è inferibile dalla comparazione del comportamento.
SINTESI DEI PRINCIPALI AUTORI E TEORIE DI RIFERIMENTO
Gli studiosi che principalmente si sono interessati all’apprendimento sono i comportamentisti: essi lo considerarono un fenomeno di associazione tra stimoli e risposte.
Pavlov introdusse il paradigma del condizionamento classico.
Un paradigma che consente lo studio di comportamenti ed apprendimenti più complessi è quello del condizionamento operante, così denominato da Skinner.
PARADIGMA TEORICO:
Comportamentismo: i comportamentisti considerano l’apprendimento un fenomeno di associazione tra stimoli e risposte.
paradigma del condizionamento classico di Pavlov – Watson
Comportamento = serie di risposte apprese attraverso processi di condizionamento, associazione in modo contiguo di un nuovo stimolo ad uno (SI) in grado di provocare una risposta innata e incondizionata (RI); il nuovo stimolo diventerà uno stimolo condizionato (SC) in grado di provocare da solo la risposta iniziale ora detta risposta condizionata (RC), cioè una risposta non innata, ma condizionata da una precedente esperienza. Vale la legge della generalizzazione dello stimolo, per la quale, in corrispondenza di stimoli analoghi, compare la stessa risposta condizionata, l’individuo diventa quindi capace di rispondere non solo ad uno stimolo specifico, ma ad una classe di stimoli.
Paradigma del Condizionamento operante (Skinner) – il condizionamento operante associa il comportamento con le sue conseguenze
TEORIA APPROFONDITA
Il condizionamento classico è stato scoperto quasi per caso dal fisiologo russo Ivan Pavlov, mentre conduceva delle ricerche sui processi digestivi e più precisamente sull’aumento di salivazione che permette l’ingestione del cibo. Pavlov notò che i cani sui i quali conduceva i suoi esperimenti emettevano saliva e succhi gastrici non solo a seguito dell’introduzione del cibo nella bocca, ma anche alla semplice vista del cibo. Successivamente egli si accorse che veniva emessa saliva anche alla vista dello sperimentatore. Egli interpretò la secrezione di saliva, conseguente alla vista del cibo, come una risposta non appresa, innata, o secondo la sua terminologia come una risposta incondizionata (RI). Per il cane la vista del cibo è uno stimolo incondizionato (SI), cioè è uno stimolo che provoca necessariamente la comparsa di una risposta ben precisa (aumento della salivazione), che viene detta risposta incondizionata. Ma lo stimolo “vista dello sperimentatore” non è uno SI per RI di salivazione, tant’è vero che l’animale non reagisce le prime volte con l’aumento di salivazione alla vista dello sperimentatore, ma è uno stimolo neutro (SN), cioè uno stimolo che in natura non provoca la comparsa di una risposta incondizionata.
La comparsa di salivazione alla “vista dello sperimentatore”, è quindi una risposta condizionata (RC), cioè una risposta appresa. Lo SN “vista dello sperimentatore” diventa quindi uno stimolo condizionato (SC), cioè uno stimolo che in natura non è in grado di provocare quella determinata risposta, ma che acquista questo potere grazie al suo abbinamento con lo SI.
Per fare in modo che il processo di apprendimento si fissi è necessario presentare più volte lo stimolo condizionato (vista dello sperimentatore) seguito dallo stimolo incondizionato (cibo), tale processo viene definito rinforzo. Se lo SC viene presentato molte volte da solo, la RC si attenua, fino addirittura ad arrivare al punto che lo SC ritorna ad essere uno SN, questo processo è detto estinzione.
Pavlov introdusse quindi il paradigma del condizionamento classico, secondo tale autore il comportamento è determinato da una serie di risposte apprese attraverso processi di condizionamento.
La relazione temporale tra lo SC e lo SI è assai importante affinché si fissi l’apprendimento. Il condizionamento, infatti, ha luogo con la massima celerità quando lo SC precede leggermente lo SI (condizionamento in avanti); invece la presentazione simultanea dello SC e dello SI (condizionamento simultaneo), peggiora il condizionamento e, infine, la presentazione dello SC dopo lo SI (condizionamento all’indietro) dà origine al condizionamento meno efficace.
Oltre a ricordare il famoso esperimento di Pavlov sulla salivazione del cane, sottolineiamo una sua diversa versione, forse meno famosa ma sicuramente più diffusa nei laboratori americani: il condizionamento del riflesso di ammiccamento nell’uomo.
Un individuo che osserva una luce debole non sbatterà le palpebre se la luce diventa più intensa, lo farà se l’occhio viene colpito da un soffio di aria. Se facciamo precedere all’aumento di luminosità il soffio, il soggetto, non appena aumenta l’intensità, sbatterà gli occhi. Il cambiamento della forza della luce ha provocato una risposta diversa da quella precedente: è subentrato l’apprendimento.
Per il paradigma del condizionamento classico, vale la legge della generalizzazione dello stimolo, per la quale, in corrispondenza di stimoli analoghi, compare la stessa risposta condizionata, individuo diventa quindi capace di rispondere non solo ad uno stimolo specifico, ma ad una classe di stimoli.
Il condizionamento classico non comporta l’acquisizione di nuove risposte o la soluzione di problemi, viene quindi considerato di importanza secondaria rispetto ad altre forme di apprendimento, anche se sembra comunque valido nell’acquisizione delle reazioni emotive secondarie.
ESPERIMENTO
L’apprendimento che deriva da esperienze spaventose costituisce un fenomeno fondamentale per il benessere e la sopravvivenza degli individui. Esso è importante non solo per acquisire informazioni sugli stessi eventi emozionali, ma anche per determinare quali caratteristiche ambientali provocano esiti desiderati (o indesiderati) dal punto di vista emotivo. L’acquisizione e l’espressione della paura condizionata richiedono l’integrità dell’amigdala, importante e antica struttura sottocorticale, che è fortemente attivata quando avvertiamo la paura. Nell’animale, infatti, lesioni bilaterali dei nuclei laterali e centrali dell’amigdala conducono ad una grave compromissione nell’acquisizione delle risposte condizionate di paura.
Un esperimento a questo riguardo è stato effettuato sui ratti tramite il condizionamento classico. Un ratto all’interno di una gabbia viene esposto ad un suono (SC) accoppiato ad una piccola scossa elettrica (SI). Dopo questa associazione il ratto sviluppa una risposta di freezing alla sola presentazione del suono (SC).
Nell’esperimento paradigmatico in cui un tono neutro è associato a una scossa elettrica, l’informazione riguardante lo SC uditivo raggiunge l’amigdala attraverso due vie neurali: una via diretta talamo-amigdala, ed una via indiretta talamo-cortico-amigdaloidea. La via diretta è più rapida, ma fornisce una rappresentazione più grossolana dello stimolo sensoriale. Si ipotizza che la via diretta funzioni in due modi: sia come una via rapida che evoca risposte emozionali semplici a scopo difensivo che come facilitatore affinché l’amigdala fornisca risposte emozionali adatte all’elaborazione di stimoli già presi in considerazione (Purves, 2009).
METODO DI INDAGINE
I comportamentisti considerano l’apprendimento un fenomeno di associazione tra stimoli e risposte ed utilizzano il metodo di indagine sperimentale, facendo variare le condizioni di stimolo in modo da osservare, sistematicamente, quali modificazioni di comportamento conseguono a ciascuna variazione. In particolare venivano studiate le modificazioni di frequenza, ampiezza e velocità delle reazioni.
SVILUPPI APPLICATIVO PROFESSIONALI
Le interpretazioni sistematiche dell’apprendimento qui evidenziate occupano un posto di grande rilievo sia nella psicologia generale che nelle sue applicazioni all’educazione e alla clinica.
Nella scuola l’apprendimento occupa un posto di primo piano. Generalmente viene studiato l’apprendimento di abilità e di conoscenze, perché valutabili più obiettivamente di altre modificazioni che pure avvengono in tale contesto, quali gli atteggiamenti, i comportamenti sociali, le emozioni.
Nell’insegnamento la somministrazione dei rinforzi facilita l’apprendimento; il rinforzo rende possibile la modifica della risposta comportamentale errata e la sua sostituzione con una esatta.
Nell’istruzione programmata è possibile esaminare alcuni svantaggi dell’insegnamento tradizionale, ad esempio il ritmo di insegnamento che non si adatta a tutti gli studenti o i rinforzi che sono spesso ritardati. Questo tipo di istruzione si basa su programmi con items a scelta multipla.

 

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La domanda è, come si fa un progetto?
Ecco alcuni punti salienti, :
1) si tratta di una macro-progettazione, quindi è inutile se non controproducente, approfondire con dilungazioni i vari punti
2) introduzione –> piccola premessa sul fenomeno, lo scenario, analisi della domanda e del contesto
3) modello teorico di riferimento
4) obiettivo generale
5) obiettivi specifici
6) target, chi lo conduce, luogo e attrezzature
7) metodologia e strumenti
8) attività, fasi, moduli, contenuti ecc ecc (dipende dalla richiesta del testo)
9) durata dell’intervento e pianificazione
10) materiali
11) valutazione pre-in-post
12) vincoli e risorse
13) costi
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Riflessione su Caso clinico:
Un commerciante sui 40 anni, s.b., si presenta con la moglie a una consultazione psicologica. E’ molto teso, sudato, parla a scatti, mentre la moglie appare tranquilla e silenziosa. l’uomo denuncia insonnia, difficoltà sessuali, agitazione psicomotoria, ansia e preoccupazione per la salute propria e quella della moglie e dei due figli di sei e otto anni. La moglie, interrogata dallo psicologo, dice che in famiglia va tutto bene, solo che il marito è ansioso in modo sproporzionato rispetto alle situazioni. Il commerciante afferma ancora che si sente umiliato per lo scarso successo nel lavoro, che considera modesto rispetto alle proprie aspettative giovanili. Il candidato indichi quali aree approfondirebbe nei colloqui successivi, quali strumenti testologici userebbe come supporto dei colloqui clinici illustrando anche i motivi della scelta, e quali ipotesi diagnostiche potrebbe formulare; indichi inoltre se ritiene opportuno proseguire, almeno in fase diagnostica, i colloqui solo con S.B. o anche con la moglie.
 
Poiché le informazioni disponibili nel resoconto non sono sufficienti a determinare un’ipotesi diagnostica univoca e sicura, non suscettibile di falsificazioni, nei prossimi incontri con la persona cercherei di approfondire le seguenti aree: storia e rapporti con la famiglia di origine di S.B. , momento di insorgenza dei suoi disturbi (e verifica se collegato ad un evento specifico) e loro durata nel tempo, la rappresentazione di sé di S.B., i suoi rapporti con la moglie e con i figli e le sue difficoltà sessuali e lavorative. Un altro aspetto di primaria importanza è un’analisi della domanda. Da chi parte la domanda dal soggetto o da sua moglie? E come mai si presentano in coppia? Qual’è la richiesta? A quanto pare l’unico sintomo riportato dalla moglie è l’ansia mentre per esempio le difficoltà sessuali non vengono evidenziate (interrogata dallo psicologo dice che va tutto bene in famiglia…). Proporrei un ciclo di colloqui individuali a lui e, se disponibile, anche alcuni incontri individuali a sua moglie. Per poi rivalutare la situazione con maggiore chiarezza.
 Da questo primo incontro, si potrebbe ipotizzare un disturbo d’ansia generalizzato (da verificare il periodo del disturbo) sempre dopo aver escluso che la condizione non possa essere ritenuto conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale e dopo un ciclo di incontri per approfondire tramite lo strumento del colloquio clinico e tramite la somministrazione di test adeguati, quali il MMPI-2, per valutare la personalità.
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